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Ricorda Signore questi servi disobbedienti alle leggi del branco, non dimenticare il loro volto, che dopo tanto sbandare è appena giusto che la fortuna li aiuti, come una svista, come un'anomalia, come una distrazione, come un dovere.
teatro dei servi disobbedienti
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La compagnia Teatro dei Servi Disobbedienti (TSD) nasce a Bologna nel 2013. Fondata dalla regista e scenografa Federica Amatuccio e dal compositore e autore Andrea Gianessi, vede negli anni la partecipazione di artisti provenienti da tutto il territorio nazionale. Il Teatro dei Servi Disobbedienti produce pièce originali e focalizza il suo lavoro sull'interazione tra teatro, danza, azione fisica e musica. Nel luglio 2013 la compagnia debutta a Certaldo al Mercantia - Festival Internazionale del Teatro di Strada, con lo spettacolo “Gocce di Splendore”. Nell’autunno 2013 inizia la produzione per la pièce "Fimmina Morta", amara e poetica riflessione sull'industrializzazione e i suoi danni sulla comunità, andata in scena in prima assoluta il 10 Ottobre 2014 al Teatro Comunale Eschilo di Gela. Nel gennaio 2015 produce «Mille modi per crepare in montagna», una commedia macabra su testo di Boris Vian in prima traduzione italiana, che debutta a Bologna alla Cava delle Arti il 13 novembre 2015. Per due anni di seguito, nel 2015 e 2016, la compagnia vince un bando dell'ERT - Emilia Romagna Teatro per una residenza artistica presso gli spazi attrezzati di Villa Pini - Centro per le arti performative a Bologna. Nel 2016, grazie alla residenza ERT, la compagnia completa la produzione della pièce di teatro danza «Marì», presentata in anteprima a Bologna con una prova aperta negli spazi di Leggere Strutture. Lo spettacolo «Marì», esplorazione del rapporto tra libertà dell'individuo e comunità, debutta a gennaio 2017 con un tour di cinque date tra la Sicilia e Bologna. Nel 2017 il Teatro dei Servi Disobbedienti cura inoltre, insieme al Teatro Ebasko, la direzione artistica della sezione Teatro del Poverarte Festival, che si è tenuto ad aprile 2017 nello spazio AtelierSì a Bologna.
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«Non c'è dunque nessuna via di uscita? Una ce n'è. E la indica la nuova classe in ascesa. Non si tratta di un ritorno indietro. Non si riallaccia alla bontà del vecchio ma alla cattiveria del nuovo. Non si tratta di demolire la tecnica, bensì di svilupparla. L'uomo non ridiventerà uomo uscendo dalla massa ma inserendosi in essa.» (B. Brecht, Scritti sulla letteratura e sull'arte, Einaudi, Torino 1973.) È davvero sempre meglio il buon vecchio del cattivo nuovo? Che cos'è il nuovo, con cosa si deve confrontare? Il nostro spazio-tempo ci pone ancora una volta queste domande, ci costringe a rapportarci con il passato degli “antichi maestri” e con il presente vivo dell'arte, del teatro. L'individuo si inserisce nel flusso della società contemporanea, ne partecipa, risponde alla sua cattiveria trasformandola nella propria energia. Il cattivo nuovo ricrea così il suo spazio, il suo tempo, il suo nuovo valore. Il Cattivo Nuovo è il nome del percorso formativo di laboratori e workshop intensivi sul teatro ideati e tenuti da Teatro dei Servi Disobbedienti in collaborazione con Teatro Ebasko. Il workshop si articola in tre incontri intensivi di dodici ore ciascuno. Ogni incontro sarà suddiviso in due fasi: una prima di training fisico intensivo, diretto dalla danzatrice Valeria Iudici, seguita da una seconda fase di sperimentazione corporea attraverso improvvisazioni guidate dalla regista Federica Amatuccio che mirano a rendere corpo e voce uno strumento unico, fluido, in grado di rapportarsi con lo spazio-tempo. I tre incontri hanno come obiettivo lo sviluppo di una piena consapevolezza del performer attraverso tre fasi distinte: la prima di individualità nello spazio libero, la seconda di relazione tra due o più soggetti in uno spazio ristretto e la terza di insieme in un movimento di massa. Ogni incontro può esser seguito singolarmente, ma si consiglia la partecipazione all'intero percorso.
workshop il cattivo nuovo
contatti
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email: teatrodeiservidisobbedienti@gmail.com Federica Amatuccio mob. +39 340 7304669 Andrea Gianessi mob. +39 347 8271936
membri compagnia
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Federica Amatuccio: regia, scenografie Andrea Gianessi: musiche, sound design, aiuto regia Pascal Amatuccio: light design e grafica Martina Mondello: costumi Francesca Lateana: attrice Valeria Iudici: attrice, danzatrice Martina Morabito: attrice Francesca Di Paolo: attrice
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marì
La pièce di teatro danza "Marì" porta in scena il rapporto tra individuo e comunità, l'alienazione, l'oppressione, la violenza sociale che si riflette sulla vita di ognuno e arriva a sfociare in violenza individuale, subita e inferta, fino allo stupro, all'omicidio. L'ambiente che ci circonda ci accarezza dapprima, gioca persino con noi, ma porta in sé il senso di morte, di un destino ineluttabile, di un suono costante e opprimente, di un giudizio. Ambientata idealmente nell'Italia meridionale degli anni '40 e liberamente ispirata alla canzone di Carmen Consoli "Mio Zio", la storia prende spunto dalla tragica vita di una bambina, Marì, molestata dallo zio fin dall'infanzia. Marì è sola, circondata da un ambiente omertoso e ostile che invece di sostenerla la giudica e la osserva costantemente, con il beneplacito della madre, a cui interessa soltanto proteggere le convenzioni e il buon nome della famiglia. Il tema della violenza di genere, purtroppo ancora attuale, si intreccia con quello dell'autodeterminazione dell'individuo in una comunità rigida e patriarcale, dominata da necessità di tipo pratico ed economico. Il gesto che Marì arriva a compiere nel finale è quindi rivoluzionario, un gesto di ribellione, di rottura degli schemi sociali, di riaffermazione definitiva dell'individuo e del suo diritto alla felicità. durata: 75 min Regia e scenografia di Federica Amatuccio Adattamento: Federica Amatuccio, Andrea Gianessi  Coreografie: Simone Zitelli Musiche originali: Andrea Gianessi Luci e grafica: Pascal Fausto Amatuccio Costumi: Martina Mondello Personaggi: Marì Bambina: Francesca Lateana  Marì Adulta: Valeria Iudici  Madre: Martina Morabito  Morte: Francesca Di Paolo
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presentazione
teatro dei servi disobbedienti
fimmina morta
Amara e poetica riflessione sull'industrializzazione. Protagonista è Brucia, un’anima frammentata e irrequieta, imprigionata in una dimensione sospesa tra conscio e inconscio, apparentemente senza possibilità di salvezza. È l’amore per Orazio che la spinge a liberarsi e la trascina in un vortice di bellezza e di armonia in cui essa ritrova, seppure per un attimo, la felicità. Ma Brucia è incapace di amare realmente qualcuno, perchè prima di tutto è incapace di amare se stessa, non vede la sua bellezza e non crede possibile un cambiamento. Brucia è una donna, è una città, è una comunità soffocata dall'industrializzazione malata, miope e corrotta che ha impedito qualsiasi altra forma di sviluppo, chiudendo ogni orizzonte al suo sguardo. La città che ha ispirato la pièce è Gela, una città della Sicilia che da cinquant'anni custodisce in sé un enorme cancro: lo stabilimento petrolchimico, il Mostro, come lo chiamano i suoi cittadini. Liberamente ispirato a Nostra Signora dei Tarocchi Testi di Luigia Ferro e Martina Libertà Regia e scenografia di Federica Amatuccio Adattamento: Federica Amatuccio e Andrea Gianessi Musiche e sound design: Andrea Gianessi Light design: Pascal Amatuccio Costumi: Martina Mondello Regia video: Davide Ricchiuti  Foto e riprese: Daniele Bisceglia cast: Brucia A: Sara D'Angelo - attrice Brucia B: Francesca Lateana - cantante Brucia C: Valeria Iudici - danzatrice Orazio: Antonio Bissiri - danzatore Orazio: Andrea Gianessi - chitarrista
Il famoso scrittore James Monroe vive in un solitario mondo delirante. La sua malata immaginazione produce incidenti aerei e omicidi, umanizzando gli oggetti quotidiani che lo circondano. Testimone muto della sua follia, il maggiordomo Coso lo asseconda fino al compimento estremo del suo delirio omicida. L’esilarante dissociazione tra quel- lo che il pubblico vede e percepisce direttamente nella messa in scena e quello che l’attore/personaggio rappresenta prima di tutto a se stesso genera un corto circuito, un doppio mondo di rappresentazione che conduce all’essenza stessa della follia. Un ulteriore livello narrativo straniante è costituito dalla cornice dello spettacolo. L’intera azione si svolge infatti come fosse parte di uno sceneggiato televisivo anni ‘50, con tanto di interruzioni pubblicitarie in stile Carosello provenienti da un vecchio televisore in scena. durata : 1h 30m  Regia di Federica Amatuccio Scenografia: Charlotte Wuillai  Sound design: Andrea Gianessi  Musiche: Frankspara, Fratelli Marelli  Costumi: Martina Mondello  Luci: Pascal Fausto Amatuccio  Grafica e illustrazioni: Laura Morabito  Foto e Video: Daniele Bisceglia Personaggi:  James Monroe: Sara D’Angelo  Coso: Francesca Lateana  Il postino: Domenico Pizzulo
mille modi per crepare in montagna
gocce di splendore
“Gocce di splendore” è uno spettacolo teatrale e musicale basato sui testi e sulle musiche di Fabrizio De André, ma soprattutto è un omaggio all'umanità sconfinata che emerge dalle sue canzoni. Ogni brano di Faber è un atto d'amore per le minoranze, per gli emarginati, i ribelli e i reietti, per tutti coloro che continuano a viaggiare in direzione ostinata e contraria, donando un senso più grande alla propria vita. Le melodie e gli arrangiamenti di molti di questi brani, fusi insieme, ricomposti e stratificati dai tre musicisti in scena, formano la colonna sonora strumentale dello spettacolo, a suggerire ancora una volta la profonda unità che avvolge tutti gli esseri umani in un unico flusso. In un gioco poetico incantato e dal sapore clownesco  l'attrice, interagendo in scena con i musicisti, assume su di sé le vite, talvolta tragiche o grottesche, degli strani personaggi che popolano il mondo immaginario di Faber. La musica e la mimica sfumano così in un affresco colorato e intriso di una dolcezza malinconica... “una goccia di splendore, di umanità, di verità”. durata : 25m  Regia e scenografia: Federica Amatuccio Elaborazione musica: Andrea Gianessi, Antonello Bitella Federica Amatuccio: attrice Andrea Gianessi: chitarra classica, cori. Antonello Bitella: flauto traverso, cori. Mirco Mungari: percussioni, cori.
teatro dei servi disobbedienti
workshop  
IL CATTIVO NUOVO «Non c'è dunque nessuna via di uscita? Una ce n'è. E la indica la nuova classe in ascesa. Non si tratta di un ritorno indietro. Non si riallaccia alla bontà del vecchio ma alla cattiveria del nuovo. Non si tratta di demolire la tecnica, bensì di svilupparla. L'uomo non ridiventerà uomo uscendo dalla massa ma inserendosi in essa.» (B. Brecht, Scritti sulla letteratura e sull'arte, Einaudi, Torino 1973.) È davvero sempre meglio il buon vecchio del cattivo nuovo? Che cos'è il nuovo, con cosa si deve confrontare? Il nostro spazio-tempo ci pone ancora una volta queste domande, ci costringe a rapportarci con il passato degli “antichi maestri” e con il presente vivo dell'arte, del teatro. L'individuo si inserisce nel flusso della società contemporanea, ne partecipa, risponde alla sua cattiveria trasformandola nella propria energia. Il cattivo nuovo ricrea così il suo spazio, il suo tempo, il suo nuovo valore. Il Cattivo Nuovo è il nome del percorso formativo di laboratori e workshop intensivi sul teatro ideati e tenuti da Teatro dei Servi Disobbedienti in collaborazione con Teatro Ebasko. Il workshop si articola in tre incontri intensivi di dodici ore ciascuno. Ogni incontro sarà suddiviso in due fasi: una prima di training fisico intensivo, diretto dalla danzatrice Valeria Iudici, seguita da una seconda fase di sperimentazione corporea attraverso improvvisazioni guidate dalla regista Federica Amatuccio che mirano a rendere corpo e voce uno strumento unico, fluido, in grado di rapportarsi con lo spazio-tempo. I tre incontri hanno come obiettivo lo sviluppo di una piena consapevolezza del performer attraverso tre fasi distinte: la prima di individualità nello spazio libero, la seconda di relazione tra due o più soggetti in uno spazio ristretto e la terza di insieme in un movimento di massa. Ogni incontro può esser seguito singolarmente, ma si consiglia la partecipazione all'intero percorso.
membri compagnia
email: teatrodeiservidisobbedienti@gmail.com Federica Amatuccio mob. +39 340 7304669 Andrea Gianessi mob. +39 347 8271936
Federica Amatuccio: regia, scenografie Andrea Gianessi: musiche, sound design, aiuto regia Pascal Amatuccio: light design e grafica Martina Mondello: costumi Francesca Lateana: attrice Valeria Iudici: attrice, danzatrice Martina Morabito: attrice Francesca Di Paolo: attrice
La pièce di teatro danza "Marì" porta in scena il rapporto tra individuo e comunità, l'alienazione, l'oppressione, la violenza sociale che si riflette sulla vita di ognuno e arriva a sfociare in violenza individuale, subita e inferta, fino allo stupro, all'omicidio. L'ambiente che ci circonda ci accarezza dapprima, gioca persino con noi, ma porta in sé il senso di morte, di un destino ineluttabile, di un suono costante e opprimente, di un giudizio. Ambientata idealmente nell'Italia meridionale degli anni '40 e liberamente ispirata alla canzone di Carmen Consoli "Mio Zio", la storia prende spunto dalla tragica vita di una bambina, Marì, molestata dallo zio fin dall'infanzia. Marì è sola, circondata da un ambiente omertoso e ostile che invece di sostenerla la giudica e la osserva costantemente, con il beneplacito della madre, a cui interessa soltanto proteggere le convenzioni e il buon nome della famiglia. Il tema della violenza di genere, purtroppo ancora attuale, si intreccia con quello dell'autodeterminazione dell'individuo in una comunità rigida e patriarcale, dominata da necessità di tipo pratico ed economico. Il gesto che Marì arriva a compiere nel finale è quindi rivoluzionario, un gesto di ribellione, di rottura degli schemi sociali, di riaffermazione definitiva dell'individuo e del suo diritto alla felicità. durata: 75 min Regia e scenografia di Federica Amatuccio Adattamento: Federica Amatuccio, Andrea Gianessi  Coreografie: Simone Zitelli Musiche originali: Andrea Gianessi Luci e grafica: Pascal Fausto Amatuccio Costumi: Martina Mondello Personaggi: Marì Bambina: Francesca Lateana  Marì Adulta: Valeria Iudici  Madre: Martina Morabito  Morte: Francesca Di Paolo
fimmina morta
Amara e poetica riflessione sull'industrializzazione. Protagonista è Brucia, un’anima frammentata e irrequieta, imprigionata in una dimensione sospesa tra conscio e inconscio, apparentemente senza possibilità di salvezza. È l’amore per Orazio che la spinge a liberarsi e la trascina in un vortice di bellezza e di armonia in cui essa ritrova, seppure per un attimo, la felicità. Ma Brucia è incapace di amare realmente qualcuno, perchè prima di tutto è incapace di amare se stessa, non vede la sua bellezza e non crede possibile un cambiamento. Brucia è una donna, è una città, è una comunità soffocata dall'industrializzazione malata, miope e corrotta che ha impedito qualsiasi altra forma di sviluppo, chiudendo ogni orizzonte al suo sguardo. La città che ha ispirato la pièce è Gela, una città della Sicilia che da cinquant'anni custodisce in sé un enorme cancro: lo stabilimento petrolchimico, il Mostro, come lo chiamano i suoi cittadini. Liberamente ispirato a Nostra Signora dei Tarocchi Testi di Luigia Ferro e Martina Libertà Regia e scenografia di Federica Amatuccio Adattamento: Federica Amatuccio e Andrea Gianessi Musiche e sound design: Andrea Gianessi Light design: Pascal Amatuccio Costumi: Martina Mondello Regia video: Davide Ricchiuti  Foto e riprese: Daniele Bisceglia cast: Brucia A: Sara D'Angelo - attrice Brucia B: Francesca Lateana - cantante Brucia C: Valeria Iudici - danzatrice Orazio: Antonio Bissiri - danzatore Orazio: Andrea Gianessi - chitarrista
Il famoso scrittore James Monroe vive in un solitario mondo delirante. La sua malata immaginazione produce incidenti aerei e omicidi, umanizzando gli oggetti quotidiani che lo circondano. Testimone muto della sua follia, il maggiordomo Coso lo asseconda fino al compimento estremo del suo delirio omicida. L’esilarante dissociazione tra quel- lo che il pubblico vede e percepisce direttamente nella messa in scena e quello che l’attore/personaggio rappresenta prima di tutto a se stesso genera un corto circuito, un doppio mondo di rappresentazione che conduce all’essenza stessa della follia. Un ulteriore livello narrativo straniante è costituito dalla cornice dello spettacolo. L’intera azione si svolge infatti come fosse parte di uno sceneggiato televisivo anni ‘50, con tanto di interruzioni pubblicitarie in stile Carosello provenienti da un vecchio televisore in scena. durata : 1h 30m  Regia di Federica Amatuccio Scenografia: Charlotte Wuillai  Sound design: Andrea Gianessi  Musiche: Frankspara, Fratelli Marelli  Costumi: Martina Mondello  Luci: Pascal Fausto Amatuccio  Grafica e illustrazioni: Laura Morabito  Foto e Video: Daniele Bisceglia Personaggi:  James Monroe: Sara D’Angelo  Coso: Francesca Lateana  Il postino: Domenico Pizzulo
“Gocce di splendore” è uno spettacolo teatrale e musicale basato sui testi e sulle musiche di Fabrizio De André, ma soprattutto è un omaggio all'umanità sconfinata che emerge dalle sue canzoni. Ogni brano di Faber è un atto d'amore per le minoranze, per gli emarginati, i ribelli e i reietti, per tutti coloro che continuano a viaggiare in direzione ostinata e contraria, donando un senso più grande alla propria vita. Le melodie e gli arrangiamenti di molti di questi brani, fusi insieme, ricomposti e stratificati dai tre musicisti in scena, formano la colonna sonora strumentale dello spettacolo, a suggerire ancora una volta la profonda unità che avvolge tutti gli esseri umani in un unico flusso. In un gioco poetico incantato e dal sapore clownesco  l'attrice, interagendo in scena con i musicisti, assume su di sé le vite, talvolta tragiche o grottesche, degli strani personaggi che popolano il mondo immaginario di Faber. La musica e la mimica sfumano così in un affresco colorato e intriso di una dolcezza malinconica... “una goccia di splendore, di umanità, di verità”. durata : 25m  Regia e scenografia: Federica Amatuccio Elaborazione musica: Andrea Gianessi, Antonello Bitella Federica Amatuccio: attrice Andrea Gianessi: chitarra classica, cori. Antonello Bitella: flauto traverso, cori. Mirco Mungari: percussioni, cori.
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email: teatrodeiservidisobbedienti@gmail.com Federica Amatuccio mob. +39 340 7304669 Andrea Gianessi mob. +39 347 8271936
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Il famoso scrittore James Monroe vive in un solitario mondo delirante. La sua malata immaginazione produce incidenti aerei e omicidi, umanizzando gli oggetti quotidiani che lo circondano. Testimone muto della sua follia, il maggiordomo Coso lo asseconda fino al compimento estremo del suo delirio omicida. L’esilarante dissociazione tra quel- lo che il pubblico vede e percepisce direttamente nella messa in scena e quello che l’attore/personaggio rappresenta prima di tutto a se stesso genera un corto circuito, un doppio mondo di rappresentazione che conduce all’essenza stessa della follia. Un ulteriore livello narrativo straniante è costituito dalla cornice dello spettacolo. L’intera azione si svolge infatti come fosse parte di uno sceneggiato televisivo anni ‘50, con tanto di interruzioni pubblicitarie in stile Carosello provenienti da un vecchio televisore in scena. durata : 1h 30m  Regia di Federica Amatuccio Scenografia: Charlotte Wuillai  Sound design: Andrea Gianessi  Musiche: Frankspara, Fratelli Marelli  Costumi: Martina Mondello  Luci: Pascal Fausto Amatuccio  Grafica e illustrazioni: Laura Morabito  Foto e Video: Daniele Bisceglia Personaggi:  James Monroe: Sara D’Angelo  Coso: Francesca Lateana  Il postino: Domenico Pizzulo